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Benvenuti sul sito internet dei geografi dell’Università degli Studi e del
Politecnico di Torino.

La geografia a Torino ha una lunga tradizione e un futuro promettente, vi
invitiamo a visitare il nostro sito per conoscerci meglio, avere
informazioni sui nostri Corsi di laurea
, le Pubblicazioni ed i Convegni da noi organizzati.

In questo sito web hanno spazio anche gli studenti della laurea triennale e specialistica in Scienze Geografiche di Torino, nonchè i dottorandi e gli assegnisti di ricerca. Nelle rispettive sezioni è possibile trovare opportunità di stage e lavoro, bandi per borse di studio, informazioni sui dottorati e altro ancora. E' inoltre disponibile anche un forum, dove gli studenti si confrontano tra di loro in relazione alla Geografia e non solo.

Alcuni studenti, inoltre, hanno attivato un'unità locale di EGEA, l'associazione euroepea di giovani geografi. Per conoscere le loro iniziative è possibile consultare il sito di EGEA Torino.


APPELLO PER LA GEOGRAFIA NELLE SCUOLE

Cari geografi e geografe torinesi,

come sapete è alle porte una riforma delle scuole superiori che penalizza oltremodo la geografia, destinata a scomparire dagli istituti professionali e dagli istituti tecnici (tranne l'indirizzo turistico) e ridottissima nei licei dove scompare come materia indipendente e sarà denominata "storia e geografia" con appena un'ora alla settimana e solo nel biennio. La geografia economica scompare del tutto.

L'AIIG si è mossa in tutti modi possibili, istituzionali e non, compresi un'audizione ottenuta da De Vecchis con le commissioni paralmentari e il convegno svolto lo scorso dicembre a Roma. Purtroppo l'azione è stata poco supportata dagli stessi geografi (anche fra voi qualcuno non è nemmeno iscritto all'associazione, anche i numeri contano coi ministeri), per cui è molto difficle fare un'azione di lobby di fronte ad altre discipline molto più organizzate e coese (infatti sia negli orari sia nei piani di formazione le prime bozze erano meno penalizzanti).

Vengo al dunque. Insieme alla SGI e alle altre associazioni stiamo tentando come ultima strada quella di una semplice petizione, firmabile on-line. Ecco il link diretto che trovate comunque anche sull'home page dei siti AIIG e SGI (speriamo a breve anche AGEI, ma hanno problemi di aggiornamento).

http://nuke.luogoespazio.info/appellogeografia/tabid/551/Default.aspx

Firmatela ma soprattutto diffondetela e chiedere che venga diffusa. Ieri primo giorno abbiamo racolto 750 firme, oggi siamo quasi a 2000, insomma, qualcosa si muove. Solo oggi sul sito web AIIG abbiamo avuto più di mille contatti al posto dei soliti 80-100.

E' molto importante anche in prospettiva futura perchè il prossimo passo sarà la riforma della formazione degli insegnanti, cosa che tochherà anche gli spazi nell'Università e non solo a Lettere e Scienze della Formazione ma anche nelle lauree specialistiche in geografia come la nostra interfacoltà. Anche qui le bozze sono penalizzanti e come AIIG abbiamo già incontrato Israel e provato a ottenere maggiore considerazione. E' chiaro che il problema è anche culturale, ma su questo occorre l'impegno comune più a lungo termine.

Ultima cosa: chi conosce qualcuno che possa arrivare a degli editorialisti o a intellettuali che scrivono sui giornali o a siti web provi a chiedere un aiuto per parlare dell'appello o per scrivere in difesa della geografia. Un primo aiuto è arrivato oggi da Ilvo Diamanti su Repubblica (qui sotto riportato).

Vi ringrazio e saluto caramente, restando a disposizione per ogni chiarimento.

Cristiano Giorda

(cristiano.giorda@unito.it)



La Repubblica – 21 gennaio 2010

Dalla rubrica BUSSOLE di Ilvio Diamanti

Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia

ll Consiglio dei Ministri del prossimo venerdì 22 gennaio dovrebbe approvare la riforma della scuola superiore. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali, in via di definizione, la geografia scompare del tutto - o quasi. Non si sono sentite proteste, al proposito. Ad eccezione di quelle sollevate, comprensibilmente, dalle "associazioni di categoria" (in testa l'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e la Società Geografica Italiana), che hanno lanciato un appello accorato (su www.aiig.it e www.luogoespazio.info). Ma c'è da dubitare che troveranno grande ascolto. I problemi che contano e appassionano sono ben altri. Anche se il territorio continua ad essere evocato, per ragioni politiche e polemiche. I confini: vengono chiamati in causa quando c'è da respingere i clandestini. Frontiere invisibili divengono muri visibili per marcare la distanza dagli "stranieri". Per alimentare domanda di sicurezza, per richiamare la comunità perduta. Il nostro piccolo mondo che scompare, schiacciato dal grande mondo che incombe. Così si invocano le ronde, senza poi formarle. E i "confini" della città sono marcati da cartelli segnaletici che, accanto al nome di città "straniere" gemellate, avvertono: non vogliamo "stranieri", guai ai "clandestini". (Quasi che i clandestini si dichiarassero come tali, apertamente, all'ingresso della città).

Siamo orfani dei confini che, tuttavia, non riconosciamo. E non conosciamo più. Come il territorio. Rimozione singolare, visto che mai come in quest'epoca le identità ruotano intorno ai riferimenti geografici. L'Oriente e l'Occidente. Che, dopo la caduta del muro di Berlino, non sappiamo più come e dove delimitare. In Italia, il Nord e il Sud. La Lega Nord e il Partito del Sud. Si rimuove la geografia mentre la geografia si muove. Insieme ai confini. Centinaia di comuni vorrebbero cambiare provincia. Oppure regione. E molte province si spezzano; mentre, parallelamente, ne nascono altre di nuove. E se guardiamo oltre i nostri confini abbiamo bisogno di aggiornare le mappe. Un anno dopo l'altro. Per de-finire i paesi (ri)sorti in seguito al crollo degli imperi geopolitici. Per "nominare" contesti senza nome oppure ignoti, un attimo prima, il cui nome è rivendicato da popoli che ambiscono all'indipendenza. Da minoranze che vorrebbero venire riconosciute e da maggioranze che ne reprimono le pulsioni. Così, scopriamo, all'improvviso, dell'esistenza di Cecenia, Abkhazia, Ossezia, Timor Est. Mentre Cekia e Slovacchia sono, da tempo, felicemente divise. Ma molti non lo sanno e continuano a "nominare" la Cecoslovacchia.


In questo paese - ma non solo in questo - il "popolo" più detestato è quello Rom. Gli zingari. Accusati di molte colpe - talora a ragione. La principale fra tutte: non avere una patria. Una residenza. Rifiutarla. Troppo, per una società che ha dimenticato il territorio - sepolto sotto una plaga immobiliare immensa e disordinata. Ma continua a evocare le "radici". E non sopporta chi è nomade. Sempre altrove.


Questa società: non ha più bisogno di mappe, bussole, atlanti, carte geografiche. Basta il Gps. Ciascuno guidato da un satellitare o dal proprio cellulare. In auto ma anche a piedi, in giro per la città. Una voce metallica, senza accento, intima. "Ora girare leggermente a destra, poi andare dritto per 100 metri". Ma se finisci contromano, una marea di auto che ti corre (in)contro; oppure davanti a un muro, a un divieto di circolazione, e ti fermi, preoccupato, si altera: "Andare dritto!!". E quando cambi direzione, per non essere travolto, non si rassegna e ordina: "Ora fare inversione a U". Anche se hai imboccato una strada a senso unico.

La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società - questa scuola - non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società - questa scuola - questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada.


La scuola senza la Geografia

 In questi giorni il governo sta esaminando la riforma della scuola superiore nel nostro paese, nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione, la geografia scompare del tutto  -  o quasi.
Ebbene si in Italia si farà a meno di questa "noiosa" e "inutile" materia e a parere di chi ci governa sembra possibile anche farne a meno.
Cosi ci troveremo tra una decina di anni, dinnanzi ad una generazione di studenti "ignoranti" della geografia, ma secondo il governo la loro ignoranza  non gli comporterà ne problemi e ne limiti nel loro percorso  istruttivo ed educativo.
Ma analizzando profondamente (come avrebbe dovuto fare chi ha proposto questa riforma) l' utilità di studiare questa interessante materia, ci si accorge che essa è tutt' altro che inutile e noiosa.
Lo studio geografico è affascinante, dinamico e concreto, e permette di comprendere meglio alcune tematiche attuali che influenzano la nostra vita, quotidianamente.
Grazie allo studio della Geografia i nostri ragazzi potrebbero avere le idee molto più chiare su problematiche come quelle dei rischi ambientali ( per esempio le frane, i terremoti, le alluvioni, i cambiamenti climatici  ecc..) di cui spesso i media trattano in modo approfondito solo dopo alcuni eventi drammatici ( come il sisma di aprile in Abruzzo, o il recente terremoto di Haiti) e che tralasciano puntualmente alcuni giorni dopo, appena svanita la commozione della tragedia avvenuta.
Inoltre i giovani italiani avrebbero la possibilità di conoscere meglio gli usi e costumi delle popolazioni di tutto il Mondo, e magari capire meglio le differenze etniche e sociali delle genti immigrate nel nostro paese, quindi essere più integralisti verso costoro, e diminuire quel senso di avversità verso lo straniero e il diverso che negli ultimi anni in Italia ha preso piede in modo considerevole, purtroppo proprio nelle frange più giovani della nostra società.
La Geografia, inoltre ci permette di conoscere in modo più approfondito anche il paesaggio e quindi il  rispetto che si deve avere verso l' ambiente; basti pensare allo studio del ciclo dell' acqua o della sintesi clorofilliana per capire la fragilità del nostro ecosistema, e far comprendere ai ragazzi temi come lo sviluppo sostenibile e l' importanza delle energie rinnovabili pulite.Questa è la giusta via da seguire per un mondo più pulito e sano.
Tale disciplina ci consente anche di scoprire le bellezze naturali che il nostro pianeta offre incitando a viaggiare e a vedere da vicino le meraviglie studiate e ammirate nei testi geografici.
Tutto ciò apre la mente dei ragazzi che studiano Geografia a porsi delle domande e a trovare delle risposte che consentiranno loro di capire meglio il senso della vita.
Se le persone ritengono lo studio della Geografia consista nella memorizzazione di toponimi (come Capitali, fiumi e montagne), si sbagliano clamorosamente,e a tal proposito consiglierei di recarsi in biblioteca e di consultare un bel libro geografico. Sono certo che capirebbero che la Geografia è molto più importante e indispensabile di quello che credevano.
Chiuderei questa lettera di protesta con due citazioni: la prima è del filosofo tedesco Kant che scrisse: "non vi è cosa che coltivi e formi più il buon senso degli uomini quanto la Geografia".
La seconda è del geografo Giovanni Marinelli, che disse della Geografia alla camera italiana il 24 giugno 1896: <<Bisogna convincerci che proprio l' ignoranza di questa disciplina nel nostro paese, è stata una delle cause principali dei disastri che abbiamo recentemente patito: prima di essere stato un errore politico, prima di essere stata una serie di errori militari, la nostra impresa africana è stata un errore geografico>>.
Credo che aggiungere altro sia superfluo, ma come si può notare dall'affermazione di Marinelli,  gli errori commessi in passato non sono serviti da lezione.

                                                                                            Fabio Biondi (Egea, Roma)